"Farcitura"

2026 Tecnica mista - 50 x 100 cm. Camera da letto. Intimità forzata. Una donna in intimo viola è seduta su uno sgabello davanti a uno specchio ad arco. Ride. Una risata nera, senza denti, come una bambola. È l’unico modo che ha per non piangere. Con le mani sta riempiendo il suo corpo di ovatta bianca, presa da un orsacchiotto squarciato ai suoi piedi. Se ne imbottisce il seno. Si costruisce la "taglia giusta". La pelle è liscia, gommata, plasticosa. Non ha pori, non ha storia, non ha cicatrici. È la pelle che la società accetta: quella da Barbie. Ma il corpo è reale, in carne, in sovrappeso. E qui scatta l’ammonimento. La pittura ti mette davanti un ossimoro: una Barbie XL. Un giocattolo che non può esistere, quindi lei lo crea. A pezzi, l’orsacchiotto sventrato a terra non è casuale. È l’infanzia che viene uccisa per far posto al corpo "da adulta" che il mondo pretende. Lei si prende la sua imbottitura e se la infila addosso. Sdrammatizza. Trasforma la violenza del giudizio in una farsa domestica. Lo specchio riflette la schiena. Non mostra il suo viso vero, ma solo il gesto. Perché il problema non è come si vede lei. È come la costringiamo a vedersi.

"La mia Partenope"

2026 tecnica mista su tela 60x80 cm. La tela è mare, è notte, è attesa che non finisce mai. I blu dominano: blu cobalto, blu profondo, blu di pelle che si fa acqua. Partenope non è dipinta: è emersa. La sirena-fondatrice di Napoli è qui, ma non canta per Ulisse. Muore per lui. Al centro lei, in ginocchio sul promontorio nero. La testa all’indietro, gli occhi chiusi, le labbra aperte in un respiro che non arriva. Non è estasi: è abbandono. Il corpo è scultura, blu freddo, luminoso di luna. I capelli neri esplodono nel vento come alghe, come radici strappate. Non volano verso l’alto: cadono, perché lei sta cadendo. La *rete bianca* è il cuore del quadro. Non è decoro. È il simbolo di un legame forte, alle radici. La rete la impiglia dalla vita in giù, la trattiene alla roccia. È l’amore non corrisposto che diventa laccio. Lei non è prigioniera del mare: è prigioniera di un amore, Ulisse è andato via. Lui c’è, minuscolo, solo una *sagoma nera* sulla punta dello scoglio. La schiena girata. Il tranche al vento. Si allontana. Non guarda indietro. È l’assenza che fa più male della presenza. È il motivo per cui la rete stringe. È il cielo che non risponde. Sopra di lei, una luna grande, pallida, bordata d’oro che cola. L’oro non è luce divina: è pianto. Cola giù come lacrime di metallo, come un sole che non scalda più. Illumina Partenope per l’ultima volta. La rende sacra nel suo morire. La pennellata è densa, materica. La roccia è spessa, vera. La schiuma del mare si fa sentire. Il vento nei capelli è tagliato con il coltello. Tutto è movimento, tranne Lei: lei si è arresa. Si sta lasciando andare sul promontorio, come dice il mito.

"Albero e Linfa"

2026 Tecnica mista con foglie d'oro su tela - 50 x 100 cm. *L’Albero* è Lui, materia viva. Il tronco è scolpito con spatolate dense, marrone caldo che sembra corteccia vera. Lui è forza, è peso, è presenza. Il corpo-albero si curva e la sostiene, lei si adagia. Lei è *Linfa* pura: verde-acqua luminosa, trasparente. Non è dipinta, è luce che si abbandona dentro il legno. Senza di lei lui sarebbe solo tronco secco. Con lei è vita. Ai piedi, tra le radici secolari e tortuose, eccole: due bambine. Una in rosa, una in blu. Piccolissime, protette dalla curva del legno. Si sfiorano con una mano, ponte minuscolo tra di loro. È il dettaglio che spacca il cuore. Lì c’è il futuro, al riparo. Le radici non sono solo appoggio: sono casa, sono infanzia, sono il luogo sicuro dove crescere. Il fondo è un bagno d’oro. Parte caldo, terroso sotto le radici, sale e si fa verde dorato nella chioma. L’oro non è sfondo: è tempo, è memoria, è valore. Fa risaltare lui, il protagonista. La pittura è veloce, istintiva. Gesso per le fondamenta, acrilico per l’urgenza, oro per il valore. Si sente la fretta del cuore nel dipingere questo abbraccio. Non c’è contorno netto, le forme si fondono: uomo e albero, donna e linfa, radici e casa. Tutto è connesso. _Albero e Linfa è un quadro che scalda le mani. Racconta la famiglia come foresta: lui tronco che tiene, lei linfa che anima, le figlie germoglio protetto. È un inno all’amore che sostiene, alla paternità che ripara, all’unione che dura nei secoli. _"Albero e Linfa"_ è un patto. Racconta l’ordine naturale dell’amore: lui è struttura, lei è vita. Lui è sostegno, lei è respiro. Insieme sono foresta. Separati, non sopravvivono.

"Primo respiro, ultima chanse"

2026 - Tecnica mista su tela - 50 x 70 cm. Al centro della tela brucia il rosso. È il grembo materno, caldo, viscerale, la prima casa di ogni vita. Lì galleggia un feto di 8 mesi. Ma non è l’immagine che ci aspettiamo. Ha una maschera antigas sul viso, con occhiali tondi che guardano un mondo già avvelenato. È nato nel nostro tempo: il suo primo respiro è già un atto di difesa. Eppure l’opera non si chiude nella denuncia. Dal suo corpo parte il cordone ombelicale. Non è solo nutrimento, è ponte, è connessione. Il feto lo tira verso l’esterno, con forza. E all’estremità il cordone si apre, esplode, e nasce un’altra vita: il nostro pianeta. Vediamo l’emisfero globale, sospeso su un oceano blu e verde smeraldo bellissimo. Potrebbe essere speranza. Ma i continenti raccontano un’altra verità: sono terre sempre più desertiche, ocra e aride, che avanzano. L’oceano è vita, la terra è sete. Il messaggio è brutale e limpido: _non ci sono nascite sane su un pianeta malato_. Sul lato destro si intravede lei, la madre. Solo una mano appoggiata al grembo rosso, gesto istintivo di protezione e di impotenza. Sul petto porta un corsetto giallo intenso. È l’allarme che suona, è il sole che brucia troppo forte, è l’ultima scintilla di speranza che non si spegne. La pittura è veloce, graffiata, quasi rabbiosa. Non ci sono dettagli inutili perché non c’è tempo. Ogni pennellata è un respiro affannato, come quello del feto sotto la maschera. "Primo respiro, ultima chance" non è solo un quadro sul clima. È un atto d’accusa e un atto d’amore. Collega il grembo più intimo al grembo più grande che condividiamo tutti. Ci mette davanti alla responsabilità: stiamo preparando l’aria per chi sta per arrivare, o gli stiamo lasciando solo una maschera?

"Sinapsi"

2026 Tecnica mista su tela - 50 x 70 cm. Quest'opera traduce in pittura ciò che la scienza misura e il cuore sa da sempre: l’abbraccio tra madre e figlio è un evento elettrico. Due figure avvolte in toni di blu e viola si stringono. I corpi sono definiti, materici, ma è quello che accade tra loro a dominare la tela. Un’esplosione di filamenti d’oro e luce bianca collega le due teste, attraversa i busti, si irradia verso il basso. Non è contorno, è connessione. Sono neuroni che si accendono, ossitocina che circola, benessere che diventa visibile. La madre ha i capelli raccolti, e proprio nello chignon si concentra un nucleo caldo, rossastro, percorso da scariche luminose. È il cervello che risponde al contatto. Il bambino, con il volto abbandonato sulla spalla, riceve e rimanda la stessa luce. Non c’è uno che dà e uno che prende: è un circuito chiuso, un dialogo sinaptico perfetto. L’abbraccio chiude il cerchio e l’energia fluisce. La scelta cromatica è potente. Il blu profondo dello sfondo e dei corpi evoca la notte, l’interiorità, il liquido amniotico. È il colore della calma, della profondità emotiva. Su questo buio sicuro si stagliano le sinapsi in oro, giallo e bianco. Calore puro. Vita. Sono pennellate materiche, graffiate, che sembrano davvero condurre elettricità. "Sinapsi "non descrive solo un abbraccio. Dimostra che l’amore materno ha una fisica, una chimica, una luce propria. Rende visibile l’invisibile: quel benessere reciproco che scatta nel contatto pelle a pelle, nello stringersi. È neuroscienza che si fa poesia.

"Ospite Inatteso"

2026 Acrilico su tela - 70 x 80 cm. Giocato su una tavolozza di blu notturni e lilla polverosi, "Ospite Inatteso" è la trasposizione pittorica di un sogno lucido. Parla di convivenza con la propria forza. Di quella paura che non fa scappare ma invita al dialogo. Di accettare che il selvaggio non va domato: va riconosciuto e lasciato sedere accanto a noi, di notte, quando le difese calano e la verità viene a trovarci in vestaglia. La scena è domestica e insieme mitica: una donna in vestaglia siede sul bordo di un divano blu profondo, accanto a un leone maschio sdraiato, calmo, regale. Non c'è terrore nello sguardo della donna, solo un'incredulità vigile. Il corpo è vicino ma non abbandona la cautela: le mani composte, la postura distaccata. È la distanza consapevole che si tiene con il proprio istinto, con la parte selvaggia che ci abita. Il leone non aggredisce. Presiede. Occupa il divano come fosse casa sua, e in effetti lo è. La luce è l'altro protagonista. Una lama fredda entra da quello che immaginiamo essere il balcone spalancato, tagliando il buio della stanza e illuminando i due soggetti. Definisce i volumi, scolpisce la criniera del leone e la piega della vestaglia. Crea un teatro notturno dove il reale e il simbolico si confondono. Sullo sfondo, una libreria e una lampada spenta: dettagli di una normalità che rende l’irruzione del selvaggio ancora più spiazzante. La pennellata è materica, decisa. I blu del divano vibrano, contrastano con i toni caldi della criniera e con il lilla della vestaglia. C'è silenzio in questo quadro. Un silenzio teso, sospeso, pieno. Quel leone quieto non è passivo. È potenza trattenuta. È in attesa. Mi guarda e sembra dirmi: "Sono qui. Sono sempre stato qui. Quando decidi di alzarti?". Il dipinto "Ospite Inatteso" diventa un autoritratto doppio. Tu in vestaglia, l’Io razionale che osserva. Tu leone, l’Io istintivo che aspetta. E il dialogo silenzioso tra le due.

"Filo di Donna"

2026 Tecnica mista su tela - 40 x 50 cm. Su fondo giallo ocra, ago e filo uniscono storie di donne. Strappi coniugali, bavagli spezzati, cicatrici del corpo. Un atto di riparazione collettiva. Un pugno allo stomaco e una carezza nello stesso momento. Su un fondo giallo e ocra, caldo quasi febbrile, si staglia la protagonista, accovacciata in primo piano, diventa simbolo universale: una donna che ricuce, con ago e filo, le ferite che altre donne portano addosso. La composizione si legge per piani emotivi. Subito dietro, una coppia incarna il matrimonio da salvare. Lei chioma castana in verde intenso, lui capelli rossi con camicia azzurra. Lo squarcio tra i due è evidente, profondo, ma già cucito. Il filo dice che il danno c'è stato, ma anche che si può riparare. Poco distante, la piccola figura bionda in viola ha già vinto la sua battaglia: la bocca spalancata, i fili strappati che prima la zittivano. È la voce riconquistata. I volti sono schematici, spigolosi, senza occhi. Una scelta che toglie individualità per restituire universalità. Non è la storia di una, è la storia di tante. Poi lo sfondo, che in realtà è il vero cuore del quadro: una camicia bianca ocra e rosa carne, sospesa. Da lì spunta un seno con un livido vistoso sotto al capezzolo e una cucitura netta. È il tumore al seno, è la violenza, sono le ferite interiori che ogni donna conosce e che prova a ricucire ogni giorno. La tecnica mista rafforza il messaggio. La materia del filo reale sulla tela trasforma la metafora in gesto concreto. Il colore gioca per contrasti: i verdi, i viola e gli azzurri delle figure contro i toni carne e il bianco sporco della camicia. Dolore e speranza tenuti insieme dallo stesso punto. Punti di sutura non è un’opera che consola. È un’opera che riconosce. Mette insieme matrimonio, voce negata e malattia in un unico atto di cura. Quel filo che unisce le storie è anche quello che tiene insieme noi. Essenziale, diretto, necessario.

"La via giusta"

2026 Tecnica mista - 70 x 120 cm. "La via giusta" è un'opera di forte impatto emotivo che mette in scena il bivio esistenziale della giovinezza. Al centro, una giovane ragazza con camicetta azzurra, gonna marrone e valigia rossa affronta un bivio. La strada principale è illuminata da una luce calda, quasi gialla, che contrasta nettamente con il buio profondo dei blu e neri circostanti. Le ramificazioni del cammino si aprono come rami di un albero, e ognuna nasconde un’insidia: un cartello triangolare giallo di pericolo, una sbarra con segnale di divieto, l’ombra che inghiotte i percorsi laterali. In alto, si vedono due figure un lupo che osserva dalla penombra e un uomo seduto accanto ad un bidone col il fuoco acceso. L'artista costruisce una tensione palpabile con ostacoli concreti e simbolici, dove aggiungono un senso di minaccia e solitudine, ma anche di umanità residuale nella notte. La ragazza, piccola contro l'oscurità, incarna coraggio e incertezza insieme. La tavolozza blu, verde e nero avvolge tutto in un’atmosfera notturna densa, rotta solo dal bianco e giallo intenso della luce sulla strada. Quel contrasto cromatico guida lo sguardo e il significato: la scelta resta possibile, ma va conquistata con consapevolezza. "La via giusta" non dà risposte facili. È un invito a camminare con attenzione, a riconoscere i pericoli senza farsi paralizzare. Un’opera lucida e poetica che parla a chiunque stia cercando la propria direzione. L’elemento più potente è l’ombra della ragazza: si allunga e si frattura sul terreno, come se il peso della scelta la stesse già segnando. La valigia rossa diventa un punto focale cromatico e simbolico. Sta per partire, ma ogni passo va misurato. "La via giusta" è un’opera che parla a tutti i giovani, ma anche agli adulti che ricordano cosa significa scegliere. Non è una condanna né un’illusione: è un invito lucido alla responsabilità. Commovente nella sua semplicità, inquietante nella sua verità.

"La fuga dei cervelli"

2026 Tecnica mista - 70 x 80 cm. L'opera "La fuga dei cervelli" è una rappresentazione cruda e inquietante della condizione della generazione Z, intrappolata nella sua dipendenza tecnologica e sempre più isolata dalla realtà. La ragazza con occhi stanchi e arrossati, persa nel suo mondo virtuale, è un simbolo della perdita di connessione con il mondo reale. La scena è dominata dalla figura del cervello con gli occhiali blu, che abbandona il cranio della ragazza e si mette in cammino verso un mondo ancestrale di luce, lasciando dietro di sé una scia di abbandono e di decadenza. Il muschio verde che invade la ragazza è un simbolo della natura che reclama il suo spazio, mentre la civiltà umana si disintegra. La critica sociale è evidente e pungente, e l'artista non risparmia colpe ai giovani della generazione Z, accusati di essere sempre più ebete e antisociali. La rappresentazione dei cervelli che partono alla fermata del bus è un tocco di genio, che sottolinea come la fuga dalla realtà sia una scelta collettiva. La tecnica pittorica è magistrale, con un sapiente uso dei colori e delle ombre che crea un'atmosfera cupa e inquietante. L'opera è un grido d'allarme, un invito a riflettere sulla nostra dipendenza tecnologica e sulla perdita di connessione con il mondo reale. È un'opera che fa pensare e che resterà impressa nella memoria dello spettatore a lungo dopo averla vista.

"Per te"

2026 Tecnica mista su tela - 60 x 80cm. L'opera "Per te" è un'esplosione di amore e di magia che cattura l'essenza dell'amore materno. La rappresentazione di una mamma che tira le stelle e il firmamento come un drappo di stoffa, accontentando la richiesta della sua piccina di toccare il cielo stellato, è un'immagine che commuove e ispira. La composizione è magistrale, con la mamma e la piccina al centro della scena, circondate da un vortice di stelle e di luce. La lunghezza delle corde che simula la scia abbagliante delle comete crea un senso di movimento e di energia, mentre la piccina che batte le mani con eccitazione trasmette la gioia e la meraviglia di un momento unico. I colori sono vividi e intensi, con il blu della notte che domina la scena e crea un senso di serenità e di amore. Le pennellate così sicure e decise danno vita a un'immagine che sembra quasi reale. La matassa di corda celeste si ammassa ai piedi della mamma e sommerge la piccina, dando quella profondità alla scena che merita. "Per te" è un'opera che celebra l'amore materno e la magia dell'infanzia, un ricordo di quanto sia importante sognare e credere in ciò che sembra impossibile. È un'opera che commuove e ispira, e che resterà impressa nella memoria dello spettatore a lungo dopo averla vista.

"Il Dono Imperfetto"

"Il Dono Imperfetto" 2026 Tecnica mista su tela 30 x 40 cm. L'opera pittorica "Il Dono Imperfetto" è un'interpretazione potente e commovente della fragilità della vita e della speranza di salvezza. La rappresentazione di una mano verdastra, simbolo del marciume della società corrotta e malata, che sottolinea come anche le intenzioni più nobili possano essere compromesse dalla realtà della vita. Il fatto che il cuore sia ancora parzialmente vivo, nonostante la sua condizione, è un messaggio di speranza, che suggerisce che anche nelle situazioni più difficili, c'è sempre una possibilità di salvezza. Questo organo che per metà è congelato e morto, ha toni freddi e bluastri, mentre l'altra metà che è ancora vivida e palpitante, ha colori accesi e caldi, è un simbolo della lotta tra la vita e la morte, tra la speranza e la disperazione. La contrapposizione tra i due stati del cuore è resa ancora più drammatica dal fondo scuro e cupo, che evoca un incubo che nessuno dovrebbe provare. La composizione è equilibrata e armoniosa, con la mano e il cuore al centro della scena, circondati dal buio e dall'incertezza.

"Fuori Sincronia"

2026 Tecnica mista 50 x 70 cm. È un'opera che fa riflettere sulla lotta quotidiana di chi affronta le sfide dell'apprendimento, e sulla forza e la determinazione che possono portare al successo. È un tributo alla perseveranza e alla creatività, e un invito a non sottovalutare le difficoltà che possono sembrare insormontabili. La rappresentazione della bambina con salopette, intenta a scalare i numeri come se fossero massi di pietra, è un'immagine che colpisce al cuore. L'uso dei colori e delle texture è ancora una volta magistrale, i toni terrosi della nostra Vita concreta, i colori dei blocchi dei numeri che evocano i grandi massi della nostra Italia. L'opera ci porta a percorrere un percorso, - partendo dal basso verso l'alto - fatto di difficoltà, dove lo sconforto di una bambina si evidenzia nel suo volto e corpo, le radici quadrate che si trasformano in vermi sul terreno sono un simbolo della libertà e della spontaneità, che contrastano con la rigidità dei numeri e delle regole matematiche. Scalando questi enormi massi, lei riesce a trovare una sua personale identificazione, il suo sorriso radioso aggiunge un tocco di gioia e di scoperta. Il num.3, disegnato all'incontrario, suggerisce la capacità della bambina di ribaltare le convenzioni e di trovare la propria strada. Le parentesi graffe che volano come uccelli, sono un'immagine meravigliosa, che suggerisce la leggerezza e la libertà della mente, che può spaziare e creare senza avere limiti. Il contrasto tra la pesantezza dei numeri e la leggerezza delle parentesi è un tema ricorrente nell'opera, che sottolinea la complessità e la ricchezza della mente umana.

La ruota del "Criceto"

2026 Acrilico - 40 x 60 cm. Un’opera che è un’iniezione di realtà. La donna-criceto che corre nella ruota è l’emblema della routine, del tempo che scorre e della vita che si consuma senza andare da nessuna parte. Il volto e le braccia da criceto sono un tocco geniale — non è più una donna che corre, è l’incarnazione della frenesia, del “sempre in movimento ma fermi”. E poi, il dettaglio dei soldi e dei documenti che volano via come foglie secche — è il tempo, l’energia, la vita che si disperde senza lasciare traccia. Le banconote, sono il simbolo del valore che si dà alle cose: denaro, successi, obiettivi… tutto che si dissolve nel nulla. I numeri romani dell’orologio che roteano, sono il tempo stesso che diventa un gioco assurdo, un labirinto senza uscita. È un’opera che fa pensare, che mette a disagio. Parla di noi, della nostra quotidianità, della nostra corsa verso… cosa? La ruota gira, ma siamo davvero liberi? Tecnicamente, colori accesi e contrastanti accentuano il senso di frenesia e di caos. Il movimento della ruota è palpabile, come se lo spettatore fosse risucchiato dentro. Un’opera pittorica universale. Perché siamo tutti un po’ quel criceto nella ruota, a correre senza sapere perché. In fondo, è un’opera che fa sorridere amaramente: “Sì, sono io. E adesso?”

“Sgretolarsi per Rinascere”

2026 Tecnica mista - 50 x 70 cm. Quest’opera che è una metafora visiva potentissima, un manifesto di rinascita interiore. La donna che emerge dalla crisalide non è una semplice trasformazione biologica, ma un risveglio spirituale, un “ritorno a sé” dopo anni di compressione, di adattamento, di silenzio. La Crisalide è letteralmente incastonata nel tetto di una casa - simbolo della famiglia, della stabilità, del “dovere” - non si tratta di fuggire, ma di "riconquistare" lo spazio dentro ciò che l'ha contenuta. Le radici che spaccano i muri non sono distruttrici sono "liberatrici". Mostrano che la vera stabilità non è quella che imprigiona, ma quella che sostiene una crescita autentica. La casa non crolla: si "rinnova". Le crepe non sono rovine, ma porte aperte verso la luce. E poi le ali - chiare, quasi trasparenti - che si aprono come petali al mattino. Non sono ali da fuga, ma da volo consapevole. La donna non abbandona la sua vita la "ricrea". Con la sua tecnica mista, acrilici e pastelli ad olio, da morbidezza alla crisalide, con un rosso o un marrone profondo per le radici, e un bianco/azzurro celeste per le ali – crea un contrasto che fa respirare l’anima. La composizione guida l’occhio dal basso (radici) verso l’alto (ali), come un flusso di energia che sale. È una dichiarazione d’intenti: “posso essere madre, moglie, figlia… eppure essere anche me stessa”.

"Donare una Vita"

2026 Schizzo acquerello, china e grafite - 29,5 x 41,5 cm. Un utero in pantofole, dondolandosi su una sedia aspetta di divenire "utile" a quelle donne che purtroppo combattono ogni mese per diventare "Mamme". Nella lunga attesa che la moralità e la religione si mettano d'accordo, ... Io sogno.

"Evoluzione"

2026 Carboncino e acrilico su tela crema – 40 x 90 cm. Un trittico che colpisce per la sua potenza visiva e la sua profondità concettuale. L'artista, utilizzando il carboncino su tela di lino crema, ci presenta un percorso di evoluzione umana che si snoda attraverso tre momenti fondamentali. La prima parte del trittico ci mostra la scimmia, simbolo dell'origine dell'uomo, con un corpo robusto e una postura eretta, che guarda verso l'alto, come se stesse già aspirando a qualcosa di più. La seconda parte ci presenta l'uomo moderno, eretto e fiero, con il corpo tonico e lo sguardo rivolto verso l'orizzonte, simbolo della conquista e del progresso. Ma è la terza parte del trittico a lasciare senza fiato: l'uomo, ormai schiavo della tecnologia e dello smartphone, si incurva e perde massa muscolare, tornando a una condizione primordiale, ma in negativo. Il corpo si deforma, la postura si piega, lo sguardo si abbassa, come se l'uomo stesse perdendo la sua essenza e la sua dignità. L'artista ci invita a riflettere sulla nostra dipendenza dalla tecnologia e sui suoi effetti sulla nostra umanità. L'evoluzione, che ci aveva portato a raggiungere vette di progresso e di conoscenza, sembra essersi invertita, e l'uomo sta tornando a essere una creatura primitiva, dominata dalle sue pulsioni e dalle sue debolezze. La tecnica del carboncino su tela di lino crema aggiunge una dimensione di cruda realtà all'opera, sottolineando la fragilità e la vulnerabilità dell'uomo. Il contrasto tra la delicatezza del mezzo e la potenza del messaggio è impressionante. In sintesi, "Evoluzione" è un'opera che ci sfida a riflettere sulla nostra condizione umana e sulla nostra relazione con la tecnologia. È un invito a riscoprire la nostra umanità e a non perdere di vista ciò che ci rende veramente umani.

“L’incubo di un genitore”

2026 Tecnica mista su tela - 30 x 40 cm. L’acrilico rosso della camicia - quasi sangue ancora caldo - esplode sullo sfondo scuro, mentre il volto verdastro della ragazza trasmette un pallore da shock, da trauma imminente. I capelli neri lunghi, sparsi a terra come un manto di tenebra, amplificano il senso di vulnerabilità e di caduta. La scelta di non mostrare l’aggressore è voluta. Solo le braccia di carboncino evidenziano mani forti, dita che stringono i polsi e diventano simboli di un’ombra che non ha volto, ma che pesa come una montagna. È più spaventoso di qualsiasi immagine esplicita: l’orrore è nell’assenza, nell’invisibile che già ha preso possesso del corpo della vittima. E poi c’è quello sguardo. La ragazza non guarda il suo aggressore ma guarda noi. Fuoriesce dal quadro con una forza che ti travolge, come se stesse urlando: “Perché non mi aiuti?” È un appello diretto, un’accusa silenziosa che fa male. Ti senti complice, spettatore passivo, testimone mancato. È un’opera coraggiosa, scomoda, necessaria. Parla di violenza di genere, di impotenza, di paura. Ma anche di responsabilità. Non è un quadro da appendere in salotto — è un manifesto, un grido d’allarme, un invito a guardare in faccia ciò che troppo spesso si preferisce ignorare.

"L' Uomo Nero"

2025 Tecnica mista su carta intelata – 30 x 40 cm. L'artista riprende quel senso d'impotenza sulle triste vicende che ancora oggi nel nostro quotidiano, purtroppo nel silenzio accadono. La tecnica usata è variegata, gesso e acrilico si uniscono alla carta che sulla tela prende forma e spessore, i pastelli ad olio finiscono per esaltare l'orrore della rappresentazione che sta per avvenire dopo il tramonto.

"Pure la morte deve attendere" - "Even death must wait".

2025 Tecnica mista su tela – 50 x 70 cm. L'opera "Pure la morte deve attendere" è un'esplorazione della condizione femminile, un tributo alla forza e alla resilienza delle donne che affrontano la vita con coraggio e ottimismo. La donna rappresentata è un simbolo di tutte le donne che scelgono di vivere la vita con gioia e di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà. La giovane donna rappresentata è intenta a svolgere le sue faccende domestiche con un sorriso radioso, ove trasmette un senso di serenità e di pace. La scena è quasi surreale, la donna che inaspettatamente riceve la visita della morte, è la invita ad accomodarsi al suo tavolo mettendola al lavoro. Il suo sorriso sembra dire che la vita è troppo bella e frenetica per abbandonarsi alla morte, che non può permettersi ancora di lasciarsi cullare da essa. La tecnica pittorica usata regala un uso magistrale del colore e della luce che crea un'atmosfera di gioia e di speranza. I toni caldi e luminosi dominano la scena, creando un senso di calore e di accoglienza. In sintesi, "Pure la morte deve attendere" è un'opera d'arte ironica, luminosa e contagiosa che ci invita a vivere la vita con gioia e a non temere la morte.

"Guardarti dentro"

2025 Acquerello, grafite e china su carta - 29,5 x 41,5 cm. Sarà capitato a tante Mamme il voler sapere cosa arde nella testa dei propri figli. Se potessimo sbirciare dentro alle loro testoline per poterli capire meglio e guidarli. Un ricordo mi affiora alla mente…. mia Madre che mi diceva: .... " Ma che tien' cap' ". 😊

“Natale in casa Liccardi”

2025 Acrilico e pastelli a olio - 50 x 50 cm. L'opera è un'espressione potente e ironica della cultura napoletana e del significato del Natale nel Sud Italia, dove possiedono la capacità di creare momenti di gioia e di convivialità anche nelle situazioni più difficili. Gli “Struffoli”, tipici dolci natalizi napoletani, rappresentano l'amore e la generosità del popolo napoletano, che è sempre pronto a condividere ciò che ha con gli altri. L’artista racconta un ricordo d'infanzia, la scena si apre con una famiglia che si riunisce intorno ad un tavolo con tovaglia rossa simbolo delle feste, per preparare gli Struffoli. Mamma Elena, e le sue figlie intente a impastare e preparare i prelibati dolcetti, mostrano il lavoro e l'inerzia che ci vuole nella loro preparazione. La luce calda e la composizione della scena creano un'atmosfera accogliente e familiare, che invita lo spettatore a entrare nella scena e a partecipare alla festa. Il movimento della lavorazione è ben rappresentato nelle braccia e nelle mani delle donne, che sembrano muoversi con energia e dinamismo mentre impastano e preparano gli Struffoli. Le vibrazioni partono dal tavolo all'aspiratore, e poi ad una "Sac à poche" che viene sostenuta da un’altra figlia. Essa da una collinetta li dissemina in aria, dove un piccolo gruppetto di bambini aspetta felici a bocca aperta. Questo senso di movimento e di azione, aggiunge alla scena un tocco di dinamismo e di vitalità. La rappresentazione del movimento è un aspetto importante del quadro, poiché aiuta a trasmettere l'energia e la passione di queste donne che lavorano. L'uso dell'acrilico e dei pastelli a olio permette di creare un senso di texture e di profondità, che aggiunge alla scena un tocco di realismo e di autenticità.

“Il Male Oscuro”

2025 Schizzo grafite e inchiostro - 29,5 x 41,5 cm. Il Male di questa società in alcuni ragazzi fa veramente pensare a qualcosa di inquietante, non si riesce a capire da dove proviene tanta crudeltà e alienazione mentale.

"Il gregge del maligno"

2025 Carboncino e acquerello - 21 x 29,5 cm. Continua lo studio dell’artista, su questa gioventù di oggi e sul loro malessere che li porta ad un’alienazione comune di gruppo. Chiedersi il perché ed il come, porta l’artista a indagare sulla mente umana e le sue perversioni.

"L'industria"

2025 Acrilico - 60 x 80 cm. È un'opera pittorica che racconta la trasformazione dell'industria metalmeccanica negli ultimi 25 anni. L'artista ha scelto di rappresentare due momenti diversi della produzione industriale, creando un contrasto efficace tra il passato e il presente. Nella rappresentazione del lavoro sono evidenti due divisione: sul lato destro del quadro, un'operaia intenta a correre per caricare le placche da verniciare sull'impianto rappresenta il lavoro manuale e la fatica fisica che caratterizzavano l'industria metalmeccanica in passato. La figura dell'operaia è rappresentata con ironia e surrealismo, le sue gambe e braccia si moltiplicano per assolvere al suo compito, trasmettendo un senso di urgenza e di sforzo. Sul lato sinistro del quadro, due veicoli trasportatori sfrecciano tra la frenesia delle macchine, a rappresentare l'automazione e la tecnologia che sta trasformato l'industria metalmeccanica. L'assenza di operai in questo contesto sottolinea la sostituzione del lavoro umano con le macchine e la tecnologia. L'artista ha scelto di rappresentare questo cambiamento in modo chiaro e immediato, utilizzando colori e composizioni diverse per enfatizzare la differenza tra il passato e il presente, invitandoci a riflettere sulla natura del lavoro e sulla sua evoluzione.

"L'invidia"

2025 Acquerello e sanguigna - 21 x 29,5 cm. Le tre donne, eseguite con una pelle verdastra e cadaverica, rappresentano la corrosività e la distruttività di questa emozione. La prima donna che solletica l'orecchio della seconda con la lingua serpentina è un simbolo dell'invidia, un veleno che si insinua nella mente e nel cuore delle persone, corrodendo le relazioni e di creando discordia. La seconda donna che riferisce alla terza con un viso di esclamazione rappresenta la trasmissione dell'invidia da una persona all'altra. Questo gesto mostra come l'invidia possa essere contagiosa e come possa creare un ciclo di negatività e di risentimento. La pelle verdastra delle donne rappresenta la devastazione che l'invidia può causare sulla psiche e sul benessere delle persone, simboleggia la malattia e la morte delle relazioni e della felicità. Una rappresentazione potente e simbolica dell'invidia, che invita lo spettatore a riflettere sulla pericolosità di questa emozione e sull'importanza di gestirla in modo sano.

“Sorellanza”

2025 Acquerello e pastelli ad olio su carta - 50 x 70 cm. Il quadro "Sorellanza" è un'opera che trasmette una sensazione di libertà e di gioia. La scena rappresenta due sorelle sedute su un'altalena, trasportate da un pallone aerostatico, sul panorama del loro piccolo paese Cadrezzate con Osmate, sulle sponde del lago di Monate. Un vento che incalza, non più leggera brezza, le fa librar nell'incertezza e nella speranza di un futuro sereno e unite nell'avversità della vita. La luce e il colore utilizzati nel quadro sono particolarmente efficaci nel trasmettere queste sensazioni di libertà e di gioia. Dove la spensieratezza dell'infanzia si perde nel vento, i toni pastello e le sfumature creano un'atmosfera leggera e aerea, mentre il cielo azzurro e il lago in lontananza aggiungono profondità e prospettiva alla scena. Cadrezzate con Osmate piccolo paesino sul lago di Monate è rappresentato con cura e attenzione nei dettagli, creando un senso di familiarità e di appartenenza. Il lago e le montagne sullo sfondo aggiungono una nota di serenità e di pace celebrando il legame tra due sorelle e la bellezza del paesaggio.

"La stampa banconote"

2025 – Acrilico, olio su tela - 30 x 40 cm. "La stampa banconote" è un'opera d'arte intrigante che rappresenta un sogno comune a molti: la possibilità di stampare denaro facilmente e in quantità illimitata. L'idea di una macchina a pedale che produce banconote e le accumula come una piramide è un commento sarcastico sulla società moderna e sulla nostra ossessione per il denaro. L'opera è una critica alla cultura del consumismo e alla ricerca della ricchezza facile, simboleggia la fatica e lo sforzo necessari per raggiungere la ricchezza, anche se nel contesto di un sogno. Con l'aggiunta dei colori vivaci e della tecnica mista acrilico-olio, l'opera "La stampa banconote" assume un tono ancora più giocoso e umoristico. La rappresentazione dell'artista stesso intento a stampare denaro con una macchina a pedale aggiunge un tocco di ironia e autoironia, sottolineando la natura onirica e fantastica dell'opera. I colori vivaci utilizzati creano un'atmosfera allegra e dinamica, che contrasta con la serietà del tema del denaro e della ricchezza. Questo contrasto enfatizza la comicità dell'opera e invita lo spettatore a riflettere sulla nostra relazione con il denaro in modo più leggero e ironico.

"Fermare il tempo"

2025 - Acrilico e gesso con spatola - 60 x 80 cm. "Fermare il tempo": è un capolavoro che combina magistralmente tecnica e simbologia. La donna imprigionata nella clessidra è rappresentata mentre cerca di ribaltarla con un gesto di ribellione e determinazione, come se volesse fermare il tempo per poterlo vivere al meglio. L'artista sembra aver catturato il momento preciso in cui la donna si ribella alla sua prigionia, trasmettendo un senso di urgenza e passione. La figura femminile è rappresentata con estrema libertà e spontaneità i colori vivaci utilizzati dall'artista conferiscono alla scena un'atmosfera dinamica e vibrante, catturando l'attenzione dello spettatore è un tributo alla potenza dell'istinto e dell'emozione, dove la donna acquisisce un gesto carico di significato. La poca cura dei dettagli è intenzionale, per enfatizzare l'importanza del gesto e dell'emozione piuttosto che della precisione. In questo senso, l'opera diventa un'invocazione alla libertà e alla ricerca della felicità, invitando lo spettatore a riflettere sulla propria relazione con il tempo e sulla ricerca di un'esistenza più autentica, un'opera d'arte che colpisce per la sua energia e la sua carica emotiva, lasciando un'impronta duratura nello spettatore. L'uso di spatole per applicare la tempera e il gesso conferisce alla scena un'atmosfera texture e tridimensionale. Le spatole hanno lasciato tracce evidenti sulla tela, creando un effetto di rilievo che aggiunge profondità e dinamismo all'opera. La combinazione di tempera e gesso ha permesso all'artista di ottenere un'ampia gamma di colori e texture, e sembra essere in linea con il tema dell'opera, ovvero la ribellione e la lotta per la libertà. La texture e la tridimensionalità dell'opera sembrano quasi "esplodere" dalla tela, proprio come la donna cerca di rompere la clessidra per fermare il tempo.

"Tira...tira"

2025 – Tecnica mista su tele cartonate - 40 x 80 cm. Il trittico "Tira... tira" è un'opera d'arte che rappresenta in modo potente e emotivo la lotta di una madre per aiutare sua figlia a superare le difficoltà legate al deficit di crescita. La scena mostra la madre che cerca di allungare la figlia con l'aiuto della sorella maggiore, creando un'immagine che trasmette un senso di determinazione e amore. L'artista ha saputo catturare l'essenza della relazione tra madre e figlia, evidenziando la profonda connessione emotiva che le unisce. La rappresentazione della sorella maggiore che aiuta la madre aggiunge un ulteriore livello di significato, sottolineando l'importanza del sostegno familiare in momenti di difficoltà. Il titolo "Tira... tira" è particolarmente significativo, poiché suggerisce la fatica e lo sforzo costante che la madre e la figlia devono fare per superare gli ostacoli. L'opera d'arte invita lo spettatore a riflettere sulla resilienza e sulla determinazione delle persone che affrontano sfide simili, e sulla importanza dell'amore e del sostegno familiare.

“Occhi che parlano”

2025 – Acquerello e grafite – 29,5 x 41,5 cm. Un’alchimia particolare c’è tra madre e figlia, non servono parole ma basta uno sguardo per trovarsi. L’artista rievoca un ricordo personale su uno sfondo onirico e delicato.

"Tiemp bbelle 'e nà vot" - Once beautiful time

2025 - Tecnica mista su tela - 30 x 40 cm. L'opera pittorica "Tiempe bbelle 'e 'na vota - Once beautiful time" è un omaggio nostalgico ai giochi dell'infanzia, evocando ricordi felici di un tempo passato. Il dipinto presenta tre scene di gioco vivace e colorata, si osservano delle mani che giocano al "Ripiglino" creando con uno spago piccoli oggetti del quotidiano, una bambina che salta la campana con un vestito fucsia acceso e bambini che giocano alle sette pietre. La composizione è dinamica e movimentata, contribuendo a creare un senso di energia e vitalità. L'opera "Tiempe bbelle 'e 'na vota - Once beautiful time" vuole fare riflettere sulla gioventù di oggi e sulla differenza tra i giochi e le esperienze dell'infanzia di una volta, dove spesso in questa società odierna i bambini sono spesso più concentrati sugli schermi e sui dispositivi digitali che sui giochi tradizionali e sull'interazione con gli altri.

“Angelo mai nato”

2025 – Acquerello – 21 x 21,9 cm. L'opera è un tributo alla vita del bambino che non è riuscito a sopravvivere, come se fosse un modo per la madre di elaborare il lutto e di trovare conforto. La rappresentazione del neonato e del suo cordone ombelicale eseguito in modo delicato e realistico suggerisce un senso di accettazione e di resa. L'uso dell'acquarello come tecnica artistica aggiunge un tocco di delicatezza e di fragilità all'opera, che riflette la vulnerabilità e la fragilità della vita. Quest’opera invita lo spettatore a riflettere sulla vita, sulla morte e sulla resilienza dell'amore materno.

“Ricordi”

2025 – Acquerello e grafite 29,5 x 41,5 cm. Un dolce ricordo dell’artista in un momento particolare della sua vita. Una dolce bambina incantata da un violoncellista che suona per i bambini in pediatria.

"Sognare un domani"

2025 – Acquerello e china - 29,5 x 41,5 cm. "Sognare un domani" è un'opera d'arte che trasmette una profonda sensazione di malinconia e speranza. L'uso dell'acquerello e della china crea un'atmosfera delicata e fragile, che ben si adatta al soggetto rappresentato. Il bambino seduto sul muretto, che guarda in basso le macerie del suo quartiere bombardato, è un'immagine potente che evoca sentimenti di tristezza e perdita. I colori tenui utilizzati dall'artista accentuano l'atmosfera di desolazione e devastazione, ma c'è ancora speranza per il futuro. Il bambino, nonostante tutto, è ancora in grado di sognare e immaginare un domani migliore. L'opera sembra invitare lo spettatore a riflettere sulla resilienza e sulla capacità di ripresa delle persone di fronte alle avversità. È un tributo alla forza e alla speranza che possono emergere anche nelle situazioni più difficili. Nel complesso, "Sognare un domani" è un'opera d'arte che colpisce per la sua emotività e la sua capacità di trasmettere un messaggio di speranza e resilienza.

"Trasformiamoli in giostre"

2025 – Acquerello e china - 29,5 x 41,5 cm. "Trasformiamoli in giostre" è un'opera d'arte che trasmette un messaggio di pace e speranza in un mondo più armonioso. Lo schizzo in acquerello e china rappresenta un carro armato trasformato in una giostra, simbolo di come le armi e la guerra possano essere sostituite da giochi e divertimento. La scena è particolarmente significativa grazie ai dettagli: il cannone trasformato in altalena ed uno scivolo sul fianco del carro fanno da sfondo alla felicità di due bambini di etnia diversa, colori chiari e tenui utilizzati nell'opera contribuiscono a creare un'atmosfera leggera e gioiosa. La bandiera di pace che sventola sul carro armato/giostra è un tocco finale che enfatizza il messaggio di pace e armonia che l'artista vuole trasmettere, suggerendo che le cose associate alla guerra e alla violenza possono essere trasformate in strumenti di gioia e divertimento, se solo ci impegniamo a farlo.

“Il Nulla”

2025 – Schizzo ad acquerello e china – 29,5 x 41,5 cm. Un'opera che rappresenta una scena di devastazione e desolazione causata dalla guerra. Lo schizzo ad acquerello e china aggiunge un tocco di immediatezza e di drammaticità all'opera, enfatizzando la sensazione di precarietà e di instabilità. La rappresentazione di personaggi minuscoli che vagano per le strade deserte suggerisce un senso di isolamento e di disperazione. La scala ridotta dei personaggi rispetto allo sfondo desolato enfatizza la loro vulnerabilità e la loro impotenza di fronte alla devastazione che li circonda. La ricerca di qualcosa da parte dei personaggi simboleggia la speranza di trovare un senso o una via d'uscita in una situazione apparentemente senza speranza. Nel complesso, "Il Nulla" è un'opera potente e suggestiva che invita lo spettatore a riflettere sulla condizione umana e sulla resilienza dell'essere umano di fronte alle avversità.

“Basta”

2025 – Acquerello e grafite – 29,5 x 41,5 cm. L'opera rappresenta quattro bambini accovacciati a terra, stretti insieme in un gesto di protezione e paura, mentre sentono le bombe cadere intorno a loro. L'immagine è resa ancora più potente dal fatto che i bambini si tappano le orecchie con le dita, come se volessero escludere il rumore assordante delle esplosioni. Lo sfondo chiaro del muro, della pavimentazione e i colori tenui del rosa aggiungono un tocco di innocenza e di fragilità all'opera, enfatizzando la vulnerabilità dei bambini in una situazione di guerra. L'artista riesce a trasmettere la paura e l'angoscia dei bambini in modo molto efficace, invitando lo spettatore a riflettere sull'impatto devastante della guerra sulle vite innocenti. E' un appello alla pace e alla protezione dei diritti umani.

"I Mostri della sua testa"

2025 Sanguigna e grafite - 29,5 x 41,5 cm. Come fai Tu a scacciare un brutto ricordo della persona che ti ha dato la Vita, ...l''unico modo per me è metterlo su carta. Mamma è i suoi brutti mostri prima di entrare in dialisi.

"Notte oscura"

2025 China e grafite - 29,5 x 41,5 cm.

"Arriva il buio".

2025 Acquerello, matita e grafite - 29,5 x 41,5 cm. Continuano a venir fuori i suoi mostri...

"Sono qui"

2025 Schizzo in acquerello e matita 21 x 29,5 cm.

"Luce di speranza"

2025 – Matita e grafite su acquerello - 29,5 x 41,4 cm. "Luce di speranza" è un'opera commovente e significativa che affronta un tema importante e attuale come il bullismo nelle scuole. L'uso dell'acquerello, della matita e della grafite crea un'atmosfera delicata e fragile, che ben si adatta al soggetto rappresentato. Il ragazzo accovacciato a terra, con la testa tra le ginocchia, trasmette un senso di tristezza e isolamento, appoggiato a degli armadietti di scuola che dovrebbero essere un chiaro simbolo di sostegno, invece si trasformano in un ambiente freddo e impersonale. La mano che porge una margherita è un simbolo potente di amicizia e solidarietà, e rappresenta un raggio di speranza in una situazione difficile. L'opera vuole trasmettere un messaggio importante: il bullismo non deve essere ignorato o tollerato, e l'amicizia e la solidarietà possono essere strumenti potenti per combatterlo. La scelta della margherita come simbolo di amicizia è particolarmente significativa, poiché rappresenta un gesto semplice ma significativo di cura e attenzione verso gli altri.

"Io ti sosterrò"

2025 – Tecnica mista e olio su tela - 50 x 70 cm. "Io ti sosterrò" è un'opera pittorica intensa e emotiva. La scena raffigurata è potente e simbolica: la madre, in ginocchio e sostenuta dalle figlie, rappresenta la fragilità e la forza della relazione madre-figlia. La figlia maggiore, che la sostiene dalla schiena, rappresenta la responsabilità e la cura, mentre la figlia minore, aggrappata alla coscia della madre, rappresenta l'innocenza e la dipendenza. L'uso dei colori intensi di blu crea un'atmosfera di calma e serenità, che contrasta con la drammaticità della scena rappresentata. Questo contrasto enfatizza il senso di sostegno e di protezione che le figlie offrono alla madre, e crea un senso di speranza e di resilienza. L'opera "Io ti sosterrò" è un tributo alla forza e alla bellezza delle relazioni familiari, e rappresenta un messaggio potente di amore e di sostegno. La rappresentazione delle donne nude e con i volti nascosti aggiunge un senso di universalità e di anonimato, enfatizzando il fatto che la relazione madre-figlia è una delle più profonde e significative della vita.

“Seconda vita”

2001 – Tecnica mista su tela – 100 x 150 cm. Quest’opera è la rappresentazione di un cuore come un'entità antropomorfa, gambe affusolate e piedi giganti aggiungono un tocco di surrealismo e simbolismo all'opera. Delle lettere scritte chiaramente in una fitta rete di arterie blu intenso fanno da sfondo. Il cuore rosso acceso rappresenta la passione, l'amore per la vita, mentre le gambe e i piedi giganti simboleggiano la stabilità, la volontà di muoversi verso una nuova direzione. Nel complesso, "Seconda vita" è un'opera emotiva che invita lo spettatore a riflettere sulla resilienza e sulla capacità di superare gli ostacoli. La tecnica pittorica utilizzata dall'artista è efficace nel trasmettere l'intensità emotiva dell'opera e nel creare un'atmosfera suggestiva e coinvolgente.

"Volere volare"

2001 – Tecnica dista su tela – 100 x 150 cm. Un affascinante esempio di come l'immaginazione e la creatività possano prendere il sopravvento sulla realtà. La ragazza è rappresentata con i suoi 4 piedi che cerca di far decollare un elicottero, è un'immagine che suscita sia ilarità che meraviglia. L'artista ha catturato con successo l'essenza dell'infanzia e della sua capacità di sognare e immaginare mondi impossibili. La rappresentazione arcaica e infantile dell'elicottero e della ragazza stessa aggiunge un tocco di ingenuità e freschezza all'opera. Il gesto della ragazza che cerca di far decollare l'elicottero con i suoi piedi è un simbolo potente della determinazione e della volontà di raggiungere i propri obiettivi, anche se sembrano impossibili. L'opera diventa quindi un'invocazione alla libertà e alla creatività, invitando lo spettatore a non arrendersi mai ai propri sogni. Eseguita con acrilico e olio su carta, le sue pennellate rendono perfettamente la sua semplicità e la sua carica emotiva, lasciando un'impronta duratura nello spettatore.

“Le scatole-Yeti”

2001 tecnica mista su carta 100x 150 cm. L’opera in questione è una rappresentazione delle paure adolescenziali, dove gli oli accesi e brillanti ne fanno da padroni. Le scatole- yeti sono la metafora di una sensazione di claustrofobia e paura verso il domani di una adolescente in crescita. Per l’appunto, rappresenta l’adolescente mangiata da essa ad indicare la sconfitta della libertà nel cammino della vita. Acquisizione privata.

“Il sogno”

2000 – Olio su carta riso 50 x 70 cm. L'opera "Il sogno" è una rappresentazione potente e suggestiva dei sogni e degli incubi di una adolescente. Lei è la protagonista, corre spaventata dai suoi incubi peggiori che la inseguono per divorarla, una scena particolarmente evocativa. Questa paura è una metafora della sensazione di essere intrappolati in una situazione o in un luogo, senza via d'uscita. La stanza che si trasforma in una scatola simboleggia la claustrofobia e l'impotenza che può derivare da questa situazione. L'opera rappresenta la fragilità e la vulnerabilità dell'infanzia, quando i confini tra realtà e fantasia possono essere più sfumati e i sogni e gli incubi possono essere più intensi e terrificanti.

“L’Essere”

1999 - Tecnica mista su carta - 70 x 100 cm. In ognuno di noi c’è qualcosa che ci spinge a fare, pensare, creare finche’ non si trova pace con sé stessi. Chi lo chiama Spirito, chi particella, … Io lo chiamo il mio “Essere”. In quest’opera l’artista lo rappresenta in tutte è tre le fasi, nella sua natura primordiale e in stasi, nella seconda opera pittorica, fase 2 - Esplosione – dove si percepisce l’attività creativa in pieno fervore grazie alle movimentate pennellate longitudinali e filamentose eseguite con colori caldi ed accesi, come il giallo e rosso intenso e brillante. Nella fase 3 - Sollievo – lo percepiamo in completa armonia dopo aver finito di creare in piena pace con sé stesso, i colori accesi stanno per attenuarsi con l’intensa gamma di blu e azzurro che sta per avvolgerlo, qui il movimento della texture diventa più soft ed avvolgente.

"La giostra"

1999 – Tecnica mista su carta - 100 x 150 cm. "La giostra" è un'opera d'arte che trasmette un senso di libertà e spensieratezza, catturando il momento in cui una giovane donna ritrova la magia della sua infanzia. La scena, ambientata su una giostra girotondo, è rappresentata con uno sfondo onirico che crea un'atmosfera allegra ma sognante. La figura della giovane donna è centrale nell'opera e sembra essere completamente immersa nel momento, godendosi la libertà e la gioia di essere su quella giostra. L'opera è eseguita con estrema semplicità con una tecnica mista, le tempere e l'olio si uniscono creando nel complesso un'opera d'arte che invita lo spettatore a riflettere sulla propria infanzia e sulla ricerca della felicità e della libertà.