“L’incubo di un genitore”
...la ragazza non guarda il suo aggressore ma guarda noi. Fuoriesce dal quadro con una forza che ti travolge, come se stesse urlando: “Perché non mi aiuti?” È un appello diretto, un’accusa silenziosa che fa male. Ti senti complice, spettatore passivo, testimone mancato.
Non è un quadro da appendere in salotto — è un manifesto, un grido d’allarme, un invito a guardare in faccia ciò che troppo spesso si preferisce ignorare.